LA STORIA DELL´ABBAZIA...
L´
Abbazia Santa Maria di Morimondo, nelle vicinanze di
Abbiategrasso (Milano), inizia la sua storia il 4 ottobre 1134 con l´arrivo di un gruppo di monaci provenienti dal monastero francese considerato la sua casa madre in Borgogna:
Morimond.
L´
11 novembre 1136 iniziano i lavori di edificazione e da allora tale luogo è divenuto centro di cultura e di spiritualità in quel lembo di terra lombarda, lambita dal
Ticino, che si pone a confine tra Pavia e Milano.
Già nei primi anni si ha una progressiva espansione nel numero di vocazioni, tanto che nel 1153 viene fondata l´
abbazia di Acquafredda, presso
Como e nel 1169 l´
abbazia di Casalvolone, presso Novara.
Un segno notevole ed eloquente della ricchezza di vocazioni è testimoniato dalla fiorentissima attività dello
scriptorium.
Anche dal punto di vista agricolo c´è una notevole espansione con gran numero di grange e mulini comprendenti un territorio di circa 3.200 ettari (XIII° secolo), di cui due terzi sono coltivati e un terzo boschi.
Per maggiori info:
www.comune.morimondo.mi.it
... E IL PARCO DEL TICINO
Effettuare un itinerario tra Milano e Pavia vuol dire, ai giorni nostri, attraversare una delle zone agricole più rigogliose d´Italia. Un tempo, però, non era così. Intorno a Pavia e Milano, così come lungo tutto il Ticino, si estendeva, fino a qualche secolo fà, la grande foresta planiziale che, più in generale, cresceva rigogliosa in tutta la Pianura Padana.
Furono i monaci, nel Medioevo, ad avviare le prime bonifiche che vennero poi allargate dopo il Duecento dai feudatari. Ma fu in seguito che avvennero i due fatti più importanti per il futuro agricolo di queste terre: nel Quattrocento arrivò infatti dall´Oriente il riso e alla fine del XVI secolo il mais importato dalla Colombia. Le graminacee erano infatti destinate a sconvolgere una terra che la ricchezza di acqua rendeva così adatta a soddisfare le esigenze di queste colture.
Una terra paludosa e povera cominciava così a cambiare completamente volto assumendo progressivamente caratteristiche simili a quelle odierne. Si salvò solo la striscia di bosco che correva lungo l´asta del Fiume Ticino. E fu proprio per salvare questo relitto botanico che le regioni Lombardia e Piemonte decisero, alla metà degli anni settanta, di mettere sotto tutela ambientale la preziosa ricchezza naturale.
Nacque così il Parco Lombardo della Valle del Ticino, che si estende su una superficie di 90.640 ettari di cui 17.000 di bosco, ricadendo sul territorio di tre province, Varese, Milano
e Pavia e di ben 46 comuni.
Il parco si prefigge lo scopo di tutelare le acque del Ticino e dei suoi affluenti, l´assetto idrogeologico del territorio, il rimboschimento, il recupero dei boschi, la regolamentazione della caccia e della pesca e tutto ciò che riguarda le infrastrutture legate alla visita e all´uso sociale del parco.